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lunedì 22 ottobre 2012

IL CONFINE-FOLKSTONE




"Dai Bugo suoniamo quella dei Nomadi?".
"Va bene Scepp in Mi-?".
"Ok" Afferrò il bicchiere colmo di vino e mando giù con un sorso, come ero solito fare prima di iniziare un nuovo pezzo.
La durata delle nostre esibizioni era direttamente proporzionale alla quantità di alcol bevuto.
(Quante serate trascorse a suonare in piazze delle Erbe).Ricordi
"Mentre il fucile urla fuoco tutto il giorno volano avvoltoi nel cielo blu attorno"
Una voce potente e ruvida mi riporta qui, nella mia Home Sweet Home ( Motley Crue).
Cosa sto ascoltando?
Una band bergamasca che mescola il folk e il metal con risultati strabilianti.
L'album è Il Confine e loro sono FOLKSTONE.



Questa è la loro versione di C'è un re dei Nomadi. Spacca vero?

"La scelta è ricaduta su  questo brano perché ci sentiamo molto vicini al significato del testo, che ci sembra tutt’ora attualissimo (purtroppo..). Visto che in questo album abbiamo cercato di raccontare il nostro modo di vivere la realtà che ci circonda, questo brano ci sembrava che rappresentasse bene l’idea che abbiamo dell’odierna società. Ovvero una società governata da re che non vogliono vedere  nulla fuorché i loro interessi"

 I suoni delle cornamuse, dell'arpa, dei flauti, della ghironda, creano una grande magia Medioevale.
Tra i quattordici  brani c'è anche un pezzo ispirato alle vicende di Simone Pianetti.



Una canzone dedicata a Simone Pianetti, controversa figura che muove la storia delle Orobie. Come mai proprio Pianetti?

Con Simone Pianetti narriamo un pezzo di storia della nostra valle degli anni ’20, quindi una storia non contemporanea. Hai ragione sul fatto che la figura di Simone Pianetti sia piuttosto controversa, ma se uno la legge sui libri – i libri giusti, intendo, scritto da qualcuno con due dita di sale in zucca, scoprirà che ci sono anche dei risvolti interessanti; ovvio che se vai a prendere un libro scritto da quattro bigotti rincoglioniti, loro ti dicono che Simone Pianetti è solo uno che ha fatto una strage. Io non giustifico la strage che ha fatto, ma per arrivare a quello: cosa c’è stato dietro? Questo è un uomo che è stato portato all’esasperazione, solo perché aveva delle idee troppo avanti rispetto al periodo in cui è vissuto. Lui possedeva il primo mulino elettrico in Val Brembana, e siccome lui non era uno che andava in chiesa ed era di idee fondamentalmente anarchiche…che poi anche lì: se vai a prendere il significato della parola “anarchia” negli anni ’20, scoprirai che non ha nulla in comune con il significato di adesso. Non stiamo parlando di un ragazzino che va a prendere dei sassi per rompere delle vetrine, qui si parla di idee e di visioni più ampie, di quell’utopia di cui ti parlavo prima,  atti che sono successi per un perché, per farci avere quella libertà di cui godiamo adesso. Cazzo, il prete arrivava a dire, nella funzione del paese, che la sua era la farina del diavolo! L’han fatto fallire una volta, l’han fatto fallire due volte, non puoi pretendere che uno subisca sempre in silenzio e, anzi, attenzione: coloro che hanno il potere farebbero bene a non tirare troppo la corda. Nei paesi delle Valli, negli anni ’30, comparivano le scritte: “ci vuole un Pianetti per ogni paese”. Lui ha ucciso il sindaco, il vice-sindaco, il prete, il medico, poi è scappato in montagna. Inseguito da due reggimenti dell’esercito, non è stato mai più ritrovato. Si dice che sia stato visto in Venezuela, e che sia tornato a morire qui. Io non giustifico le azioni del personaggio, come ti ho detto, ma quello che ci tengo a sottolineare è proprio il fatto che non si può sempre tirare la corda, perché prima o poi si spezza. E a parte questo, è stato comunque un personaggio importante della nostra storia bergamasca, perché se vai in Val Brembana c’è ancora il detto “Faccio come il Pianetti” che si dice quando uno ti rompe troppo il cazzo.

Buon ascolto!








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